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> QUINTO AURELIO SIMMACO, LO SPLENDORE DELLA romanità


MILES ITALICVS

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Inviato il: Sabato, 15-Mag-2010, 17:10
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Evola si avventurerà nel dominio sovrasensibile della tradizione metafisica di: Roma e della sua religio, senza principi autentici con cui orientarsi, cioè senza un "regolare ricollegamento" e riferimento alle modalità che i Padri della tradizione hanno codificato e trasmesso nei tempi, collegamento rigoroso indispensabile affinchè l'approccio all'essenza della religione patria abbia "un carattere cosciente, noetico e intellettuale di chiarezza sovrarazionale". Evola si affidò ad esponenti e a fonti improprie e irregolari, non dispose perciò della protezione della retta Minerva, né per sé né per gli altri che coinvolse e tuttora coinvolge nel suo itinerario. Egli abbandonò la tradizione positiva dei Padri di Roma, che non conobbe mai adeguatamente, specialmente dopo la rottura con Arturo Reghini, che gli trasmise alcuni elementi regolali della tradizione di Roma, e andò da sé, fino a perdersi più o meno completamente.
Così diffuse l'idea di una Roma mai esistita, nordico-ario-pagana, funzionale solo a sostenere la ripresa della romanità medievale da parte delle razze germaniche, ignorando completamente le modalità di continuità della tradizione patria, l'importanza della presenza del Senato romano e della sua funzione fino al secolo VII, e altresì l'evento fondamentale della sua successiva restaurazione nel 1143. Inoltre, nella sua descrizione della civiltà romana viene completamente distorta la natura e l'origine del genvs romanvm, viene introdotto un aberrante dualismo tra romani ed etruschi , viene scavalcata la tradizione virgiliana a pie pari, contraddicendo le affermazioni degli stessi Padri Romani. Tali deviazione, poggiami sull'erronea valutazione data ai Pelasgi, lo condussero a distorcere anche la figura di Pitagora, ignorando completamente cosa hanno detto e fatto gli autorevoli Padri Romani in merito. Nel suo orizzonte più medievale, cavalieresco e germanico, che romano, Evola esalta le componenti eroico-guerriere del romano a scapito della sua prevalente qualità regale-sacerdotale, la virtvs e \la fides romane sono fatte passare in primo piano piuttosto che la religio e lapietas, che l'avctoritas, la sapientia e la ivrisprvdentia. Questi gravi errori di fondo hanno allontanato sempre più Evola dalla tradizione patria, infatti egli proseguì facendo propri anche gli sviamenti guénoniani sulla medesima tradizione, e quelli del cattolicesimo reazionario.
Così commise errori sul trapasso della tradizione patria, sulla sua eredità e continuità, sull'elite dei Padri continuatori, che non dimostrò mai di conoscere a sufficienza. Attribuì valore all'apporto dei barbari, contrariamente alle affermazioni dei Padri Romani
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