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> Niccolò Paganini: carattere italiano.


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Inviato il: Venerdì, 19-Ott-2007, 20:24
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Niccolò Paganini (o Nicolò) (Genova, 27 ottobre 1782 – Nizza, 27 maggio 1840) è stato un violinista e compositore italiano.

Continuatore della scuola italiana di Pietro Antonio Locatelli e di Gaetano Pugnani, è considerato il massimo violinista di tutti i tempi, sia per la padronanza dello strumento, sia per le innovazioni apportate in particolare allo staccato e al pizzicato.

La sua attività di compositore fu legata a quella di esecutore, in quanto trovava innaturale eseguire musiche sulle quali non aveva un completo controllo.

Ebbe vita movimentata e sregolata nella quale, oltre ai 600 concerti che tenne con grande successo in tutta Europa, ebbero molto peso anche le sue avventure amorose e la sua passione per il gioco d'azzardo.

I suoi capolavori sono i pezzi per solo violino, ed in particolare i 24 Capricci (1817), anche se compose numerosi brani per violino e orchestra tra cui 6 concerti e diversi pezzi per chitarra sola o in duetto, terzetto e quartetto, compose anche per il mandolino.

Nato a Genova, quarto di sei figli, da una famiglia originaria di Carro (SP), il padre Antonio faceva imballaggi al porto ed era appassionato di musica. Fin dalla più giovane età Niccolò apprese dal padre, le prime nozioni di musica sul mandolino, e in seguito nel 1792 fu indirizzato allo studio del violino presso un tale Giovanni Cervetto ; 2 anni dopo studia con Giacomo Costa.
Si dice che il padre, dilettante di violino, lo costringesse a stare ore ed ore in cantina a studiare musica.

I commercianti Livron e Hamelin ottennero il permesso di edificare un teatro a Livorno. Per la sua inaugurazione nel 1802, Livron invita Paganini facendogli dono di un violino, il Guarnieri del Gesù del 1742.
Questo strumento fu il violino più amato da Paganini, che lo chiamava "il cannone" per via del suono forte e cupo. Fu da lui lasciato per testamento alla città di Genova dove tutt'ora viene utilizzato in occasioni speciali, ma solamente da violinisti che abbiano ottenuto precedentemente il permesso in base alle loro capacità.

Famoso per le sue numerose avventure con ragazze di taverna, per le perdite notevoli al gioco, probabilmente, dato le compagnie che frequentava, contro bari di professione e per le disavventure giudiziarie. Contrasse anche la malattia luetica: ciò contribuì a rendere la sua figura enigmatica, alle quale i posteri poi, cercando di riabilitarlo, diedero un'impronta romantica.

Ad una visione psicologica moderna, i suoi alti e bassi d'umore, la sua avarizia ripugnante alternata a momenti di estrema generosità e filantropia, la sua ingenua sincerità alternata a furbeschi calcoli interessati, o il carattere a volte giudicato simpatico, altre isterico, i giorni di studio esasperato e snervante, seguiti da giorni di ozio più profondo, non sono altro che la conferma di un'alterazione dell'umore in senso depressivo, con punte maniacali.

Il genio di Paganini riuscì a trasformare anche la malattia più insana, come questa, in musica, nella quale la malattia perdeva la sua capacità distruttiva e veniva sublimata, lasciando stupefatti e attoniti gli spettatori. Questa può essere la probabile spiegazione scientifica di quello che i contemporanei giudicavano come qualcosa di demoniaco.

Nel 1825, vide la luce Achille, il figlio avuto con la cantante Antonia Bianchi conosciuta a Como l'anno precedente. Paganini volle così bene a questo figlio illegittimo che per averlo, molti anni dopo la separazione con Antonia, dovette acquistarlo per 2000 scudi dalla madre e poi farselo riconoscere, manipolando le sue conoscenze altolocate.

Il 1834 segna l'inizio dei sintomi più eclatanti di una malattia polmonare all'epoca non diagnosticata, segnata da accessi di tosse incoercibile, che duravano anche un'ora, che gli impedivano di dare concerti, che lo spossavano in maniera debilitante, per la quale furono interpellati almeno venti fra i medici più famosi d'Europa ma che nessuno riuscì a curare né a migliorare minimamente.
Il dottor Sito Borda, pensionato dell'Ateneo di Pavia, finalmente pose la diagnosi di tubercolosi ma pretendeva di curarlo con latte d'asina. Solo in seguito propose medicamenti mercuriali e sedativi della tosse dell'epoca, con pochi risultati e grossi effetti collaterali.

Questa diagnosi, ad un esame posteriore moderno, risulta errata, perché il figlio Achille non si ammalò mai di tubercolosi, malgrado lo stretto contatto con la tosse del padre; i disturbi alla gola si presentarono molto tempo prima che insorgesse la laringite vera e propria; la necrosi dell'osso mascellare depone più verosimilmente per una gomma luetica che non per una tubercolosi. Comunque la reazione di Paganini alla malattia fu molto dignitosa e composta. Malgrado non avesse una buona opinione dei medici, dato che non erano riusciti a curarlo, si rivolgeva sempre con fiducia a qualcun altro, sperando di trovare un medico che potesse aiutarlo. Nonostante la difficoltà in cui si trovava, non si abbandonò mai alla disperazione e bisogna riconoscere che in questi estremi frangenti dimostrò una gran forza d'animo. Perciò, le manifestazioni maniaco depressive della giovinezza sembrano essere dovute più alle nottate insonni di quei tempi che ad una malattia psichiatrica endogena.
Avendo verosimilmente una gomma luetica laringea, dagli sforzi della tosse non poteva più parlare e diventò completamente afono. Gli faceva da interprete il figlioletto Achille di 15 anni, che si era abituato a leggere le parole sulle sue labbra e, quando anche questo non fu più possibile, si mise a scrivere su biglietti che, rimasti, sono stati sottoposti ad esame grafologico. Da questo si può dedurre che il rapporto fra Niccolò e Achille fu buono, tanto che Achille, diventato adulto, cercò di dare continuità all'opera del padre, continuando a riordinare e a pubblicare le opere del padre; la sua venerazione si nota al punto che perfino i nipoti, che non avevano conosciuto il nonno Niccolò, capiscono e riconoscono l’importanza del nonno, ossia Achille riesce a tramandargli il lavoro del padre, al punto che i suoi figli, quando muore, venuti in possesso dell'intera opera paganiniana, decideranno di regalarla allo Stato, e solo dopo un rifiuto metteranno l'opera all'asta.

Paganini, dunque, morì il 27 maggio 1840. A causa delle voci sul suo conto e della sua cattiva reputazione (dovuta soprattutto alla vita che conduceva, apparentemente "irreligiosa" ), il vescovo di Nizza ne vietò la sepoltura in terra consacrata. Il suo corpo fu imbalsamato e conservato (inizialmente a bara aperta) nella cantina della casa dov'era morto. Dopo vari spostamenti, solo negli anni trenta la Chiesa ne autorizzò la sepoltura, che avvenne nel cimitero di Parma dove riposa tuttora in una tomba sempre provista di fiori freschi e dove attrae molti turisti

Le sue composizioni erano funzionali alla sua attività di concertista virtuoso (il suo uso dell'orchestra viene giudicato corretto e senza sorprese), il suo stile originale e la ricchezza delle sue sonorità influenzarono molti musicisti, fino ai giorni nostri.

I concerti per violino e orchestra presentano quella genialità di cui si parlava, che fu scambiata per un eccessivo virtuosismo, un esibizionismo esagerato; le serie di accordi, di difficile impostazione, i trilli, i salti di registro, dal più basso al più eccessivamente acuto, sono dovuti anche al fatto che Paganini, per questioni economiche, voleva essere l’unico in grado di suonare la musica che scriveva, in modo da non dividere con nessuno, quello che sapeva fare.
Il risvolto positivo di quest’impostazione egoistica è che volendo mantenere il segreto, consegnava la partitura al direttore d’orchestra solo qualche ora prima dell'esecuzione: affinché questi potesse studiare il brano in poco tempo, doveva limitarsi ad un’orchestrazione armonica e facile da interpretare, da potersi leggere quasi a prima vista. Poi, negli assolo di violino il concerto veniva esaltato e ne nasceva un capolavoro, facile e armonico per l’orchestra ed estroso e difficilissimo da copiare per il solista. Come esempio di questo tipo di musica, il Primo e il Secondo concerto, quest'ultimo che contiene un capolavoro insuperato, detto "la Campanella".

I 24 Capricci di Paganini sono la somma dell’arte, il condensato della sua eccelsa bravura, una scuola di tecnica violinistica che forse il Maestro voleva usare come base per fondare un insegnamento nel momento in cui si accorse che, non potendo più suonare, non aveva più reddito. Pensando alla sua morte, forse volle lasciare finalmente i suoi segreti a degli allievi promettenti.
Qui si trovano codificate tutte le sue acquisizioni da funambolo del violino; esse sono talmente eccelse che ascoltandole, una persona che non ha una conoscenza specifica dello strumento non si rende conto delle posizioni che le mani devono assumere per produrre certi effetti, sembra anzi che tutto scorra tranquillamente, dando un' impressione sonora gradevole e orecchiabile.

Il detto popolare "Paganini non ripete", ebbe origine nel febbraio del 1818 al Teatro Carignano di Torino, quando un importante personaggio, dopo aver assistito ad un concerto di Paganini, fece pregare il maestro di ripetere un brano.
Paganini, che amava improvvisare molto di quello che suonava e alcune volte si lesionava i polpastrelli, gli fece rispondere "Paganini non ripete". Per questo motivo gli fu tolto il permesso di eseguire un terzo concerto in programma.
In seguito a questo annullò i concerti che doveva ancora tenere a Vercelli ed Alessandria. In due lettere inviate all'amico avvocato Germi, scrisse: "La mia costellazione in questo cielo è contraria. Per non aver potuto replicare a richiesta le variazioni della seconda Accademia, il Sig. Governatore ha creduto bene sospendermi la terza...".
Da allora la vulgata "Paganini non ripete" viene usata per rifiutarsi di ripetere un gesto o una frase.

(tratto da Wikipedia)




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Inviato il: Mercoledì, 24-Ott-2007, 20:05
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C'è da dire, che egli ha influenzato non solo strumentisti classici ma il fior fiore di chitarristi cosiddetti "virtuosi" moderni, barocchi, neoclassici, e non, soprattutto in campo di rock e Metal;

Malmsteen, Jason Becker, Paul Gilbert, e tanti altri al mondo sono debitori di questo "GENIO ITALICO".


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