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> VER SACRUM PICENO, ED IL PICCHIO DI MARTE


MILES ITALICVS

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Inviato il: Venerdì, 21-Set-2007, 18:21
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IL PICCHIO Un antica leggenda spiega l'origine del nome Piceno dato al nostro territorio e del simbolo della Regione Marche: il Picchio.


La leggenda narra che PICO, figlio del Dio Saturno, si era pazzamente innamorato della Dea POMONA, divinita' protettrice di giardini e frutteti e che , per entrare nelle sue grazie e nel suo palazzo, si era travestito da vecchia. Pomona accolse come una buona amica la vecchia che le si presento', quando stimo' il momento giusto Pico riprese le sue vere sembianze, un cambiamento che fece certo effetto alla Dea la quale fini' per cedere alle richieste dell'innamorato accettandolo finalmente per sposo.

La Dea CIRCE, innamorata respinta da SATURNO, padre di Pico, volle vendicarsi sul di lui figlio e trasformo' Pico in un uccello.... il mitico Picchio.

Orbene, continua la leggenda, questo Picchio, che nel frattempo si era consacrato al Dio MARTE , incontro' una tribu' di giovani Sabini che , in viaggio alla ricerca di nuove terre, era scesa dal reatino verso l'Adriatico. Si poso' sulle loro insegne, un fatto che venne interpretato come un segno della benevolenza degli dei.
I giovani Sabini si stanziarono lungo le rive del Tronto, li dove l'uccello si era fermato.


Pico e Pomona

Come scritto da Plinio il Vecchio "Orti sunt a sabinis voto vere sacro" (Naturalis Historia III,13) ed anche da altri classici latini e greci, i Piceni provenivano dalla Sabina, l'attuale zona del Reatino. Seguendo la tradizione del "ver sacrum" (primavera sacra) che consisteva nell'offerta agli dei di tutto quello che sarebbe nato tra il 1° marzo e il 30 aprile - si sacrificavano gli animali nati nel periodo, i bambini non venivano immolati ma, divenuti adulti, dovevano cercare nuove terre - alcuni di essi, guidati dal Picchio loro uccello totem, vennero dal Reatino e costeggiando il Tronto si insediarono a Nord e a sud di esso fondando Ascoli Piceno, Fermo, Teramo. Ad una provenienza, o almeno a forti influssi dal levante, probabilmente dall'Illiria, rimandano invece i caratteri culturali, in particolare linguistici. Non e' da escludere del tutto l'ipotesi di una sovrapposizione di popoli orientali e italici, in un periodo di migrazioni sospinte da condizioni climatiche difficili.

NEL SEGNO DI MARTE


E’ stato opportunamente sottolineato che probabilmente «non è il culto di Giove la manifestazione più antica presso gli Italici».

Le tradizioni connesse al "ver sacrum", che, abbiamo visto, rimandano alla più alta "preistoria politica d'Italia", si ricongiungono tutte, infatti, alla figura di Marte, Dio della Guerra e in origine rappresentato semplicemente come un'Asta Militare, il CVRIX, e nel contempo Protettore (armato ... ) delle Pacifiche attività Agricole e pastorali. Così, come Difensore Armato, poteva essere invocato dai Guerrieri prima della Battaglia e dai Contadini prima della lustrazione dei campi, con offerta di frutta e sacrifici di messi, fare da Patrono ai bellicosi Salii ed ai pacifici Fratres Arvali.

Il Preller è dell'avviso che il Ver Sacrum appare «nei tempi più antichi tradizionalmente proprio solo nel Culto di Marte ( ... ) che, accanto a Giove, era il vero Dio principale e capostipite della popolazione italica».

Ora, se in seguito ad un "ver sacrum" il popolo originato dalla migrazione della "juventus" porta nel proprio nome quello di uno degli animali sacri a Marte, come il Picchio, il Toro, il Lupo, oppure si dice che uno di loro era alla loro testa al momento dell'esodo, si può concludere senz'altro che le primavere sacre venivano dedicate a Marte: ed era proprio con il suo mese, Martius, che la primavera, rinnovellatrice della natura, e lo stesso Anno, avevano inizio a Roma e presso i più antichi Indiani.

Del resto, quello che gli era consacrato doveva essere soltanto «quod natum esset inter Kalendas Martias et pridie Kalendas Maias», cioè compreso fra il 1° marzo ed il 30 aprile.

Ecco dunque generarsi dalla terra dei Sabini, come frutto della più antica ondata di queste migrazioni, quei Picentes «voto vere sacro» che, provenendo dalla conca di Norcia, sono discesi nella valle del Tronto, di là diffondendosi: in Ascoli hanno avuto la loro capitale, in Cupra il santuario famoso di una loro Dea. «Picena regi . o, in qua est Ausculum, dicta quod Sabini, cum Ausculum proficiscerentur, in vexillo eorum picus consederat», afferma Festo: questo picchio che si è posato sulla loro insegna militare e li ha, per così dire, «adottati», «ha mostrato loro il cammino... ed è sacro a Marte», aggiunge espressamente Strabone.

In quanto ai Marsi, discesi nella valle del Salto, «hanno un nome,di origine sacra, quindi assunto nell'occasione della primavera sacra che li staccava dal tronco sabino». La loro diretta connessione al Dio li avvicina a quei Mametlini campani che, consacrati in un ver sacrum nel Sannio e votati a Mamers -l Marte osco - fonderanno in Sicilia l'ultimo degli Stati italici indipendenti (289-264 a.C.): quella Messina che secondo un rito antichissimo si consacrò a Mamerte e si chiamò TOUTO MAMERTINO o ("popolo di Marte").

Dal lago di Cotilia - che Dionisio ci ha riferito essere «sacro alla Vittoria» - il centro di migrazione si sposta al Fucino e dal Fucino al Sangro. Di qui comincia il territorio dei Sanniti, il cui nome il Devoto considera derivato dalla stessa radice "sabh" presente nel lat. Sabini, designante il vero nome nazionale degli Italici.

I Sabini, afflitti dagli attacchi degli Umbri, consacrarono a Marte i figli nati in quella primavera e questi, raggiunta l'età adulta, partirono verso il sud in numero di circa settemila condotti da un Toro selvatico mandato dal Dio, avendo alla testa un certo Cominius Castrvnius. Giunti nel paese dei protolatini Opici, immolarono il Toro a Marte e vi si stanziarono, fondando sul luogo Bovianum, l'antica capitale Sannita, che reca nel nome il ricordo dell'animale divino.

Tale scena probabilmente appare in una rozza moneta sannita, che nel rovescio mostra un giovane Guerriero stante su una lancia tra un albero (o trofeo) e un Toro giacente: personificazione forse di Cominius Castronius che, allo sdraiarsi del Toro Marzio, prende possesso del suolo a nome della juventus sabina.

Il costume del ver sacrum non solo non s'interrompe, ma si intensifica: dal tronco principale dei Sanniti si forma il ramo meridionale degli Irpini o «lupi» che, guidati da un Lupo Sacro (Hirpus), andranno ad abitare il bacino del Calore, tra le falde orientali del Taburno e i monti che si stendono sino alle pianure pugliesi: <Hirpini appellati nomine Lupi', quem irpum dicunt Samnites eum enim ducem secuti agros accupavere».

Il Lupo è notoriamente un altro animale consacrato a Marte e sarebbe stato alla testa di un ulteriore ver sacrum sannita, donde nacque la federa
zione dei bellicosi Lucani, estesa dalle sorgenti del Sele e del Bradano sino al territorio degli Enotri: il collegamento col greco Lykos («lupo») pare infatti suffragato dalla monetazione lucana, raffigurante appunto una testa di Lupo.

Tratto da "DEI E MITI ITALICI" di Renato Del Ponte.



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Inviato il: Venerdì, 21-Set-2007, 18:23
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Considerazioni sulla lingua


Diversi reperti archeologici dimostrano in modo inconfutabile che appartengono sicuramente alla stirpe italica i Sabini, i Piceni, gli Umbri, i Vestini, i Marrucini, i Peligni ecc. Una iscrizione venuta alla luce a Cures, nella Sabina presso Farfa, attesta (Morandi 1987) che la scrittura sud-picena, escludendo appunto quella del nord-Piceno (vedi Novilara), è sicuramente di tipo umbro. Alcune iscrizioni del V secolo, provenienti da Penna S. Andrea in Abruzzo, ci dicono che i Pretuzi non erano altro che i Sabini dell’Adriatico. In queste iscrizioni si legge infatti “Safin” cioè Sabino, mentre si legge “Pupun” nelle iscrizioni picene di Mogliano e di Castignano. Da non trascurare poi l’iscrizione “Maroun” per i Marrucini di Crecchio in Abruzzo.
Nonostante queste differenze tra etnie, i testi sud-piceni dimostrano che vi erano notevoli affinità tra Sabini, Piceni ed Umbri.
Intorno al V secolo a.C. presso i Piceni vi erano dei piccolo stati, retti a forma repubblicana, detti “Toutas”. A Penna S. Andrea per esempio c’era la Touta Safina ed i principi erano denominati Nerf. A Loro Piceno invece i principi erano denominati Pupun.
In definitiva si può affermare che Sabini, Umbri e Piceni parlavano la stessa lingua. Alcuni scrittori greci infatti, come Zenodoto e Dionigi di Alicarnasso, consideravano Umbri e Sabini molto affini fra di loro.
A dimostrazione di ciò va ricordato che, in una zona dell’Abruzzo centrale, è venuto alla luce una sorta di braccialetto con la scritta “Agro Umbrio”. Nelle Tavole Iguvine inoltre si parla di una zona picena compresa entro i confini dell’Umbria (Prosdocimi 1987).
Pertanto fin dal VI secolo si attestarono sul medio Adriatico alcune popolazioni italiche, provenienti dalla Sabina, che parlavano la stessa lingua del gruppo osco-sabellico. Successivamente queste popolazioni si resero autonome nei loro territori: Piceni, Umbri, Prepuzi, Vestini ecc.
Ma prima che queste popolazioni vi giungessero, chi abitava sul medio Adriatico?
Le testimonianze archeologiche parlano di una presenza circa contemporanea della cultura proto-villanoviana e di quella appenninica con forti influenze della cultura dell’oltre Adriatico.
Da questo crogiolo di civiltà, compresa quella Sabina, nacque successivamente la civiltà picena.

Bibliografia


M. LANDOLFI, I Piceni - Italia - Omnium Terrarum Alumna. Scheiwiller - Credito Italiano, Milano 1988 (pg. 313-322).
PLINIO IL VECCHIO, Historia Naturalis.
R. FOGLIETTI, Saggi sui Nomi locali - Stab. Tipograf. Bianchini, Macerata 1880.
G. CONTA, Asculum II, Il Territorio di Asculum in Età Romana, Pisa 1982.
V. GALIÈ, Nell’Area di Novana, Biemmegraf, Macerata 1985.
G. ROCCHI, Dai Riti Marziali delle Tavole Iguvine a “Sciò La Pica”, Capodarco di Fermo 1999.
La Salaria in Età Antica, L’Erma di Bretschneider, Macerata 2000:
a) D. BRIQUEL, La Zona Reatina Centro dell’Italia.
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G. COLONNA, I Peuceti di Callimaco e l’Assedio di Porsenna.
c) L. SENSI, Le Terme di Cotilia.
d) G. BALDELLI, Civiltà Picena:
Safini, Picentes e Asculum Caput Gentis.

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